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Libri/Estetica Naturale e Sicura/La paura di "sembrare rifatto" e la percezione estetica
Capitolo 0211 min di lettura

La paura di "sembrare rifatto" e la percezione estetica

Le due emozioni che i pazienti provano più spesso quando arrivano in clinica: speranza e paura. Questa sezione spiega in particolare da dove viene la paura di "sembrare rifatto" e come viene gestita.

Idee principali in questo capitolo

  • La paura di sembrare rifatto è solitamente l'effetto di esempi esagerati; il medico giusto elimina concretamente questa paura.
  • La reazione dell'ambiente del paziente non è lo specchio delle sue decisioni estetiche; la propria armonia interiore è il criterio.
  • Il primo appuntamento non è un intervento; è un appuntamento di comprensione e pianificazione.
Aynada kendine bakan bir kadın — yüzünü sorgulamak
Immagine:La domanda da porsi prima di iniziare un trattamento estetico è: "Per chi?"· Unsplash (royalty-free)

Da dove viene la paura?

Quasi tutti i pazienti che vengono nella mia clinica dicono nelle loro prime frasi: "Ma che sia molto naturale, che non sembri fatto." Questa frase non è una scelta innocente; nasconde una grave ansia sociale. Nel corso degli anni, l'immagine del "viso esagerato" si è impressa nella mente della società attraverso i media, i social network e alcuni esempi clinici. I pazienti temono di assomigliare a questi cattivi esempi. Dare un nome a questa paura è il primo passo del trattamento.

Tuttavia, un'estetica naturale ben fatta non sfugge all'occhio della cerchia sociale del paziente; lascia solo la sensazione di "qualcosa è cambiato, ma cosa?". Il cugino, il collega, un vecchio amico; danno al paziente feedback positivi come "sembri più riposato", "sei molto energico in questo periodo". Queste frasi sono il segno del successo silenzioso dell'estetica naturale.

La percezione dell'ambiente e l'armonia interiore del paziente

Alcuni pazienti desiderano nascondere le loro decisioni estetiche al loro ambiente. Questa preferenza è completamente comprensibile. Tuttavia, nella mia pratica clinica, ho visto spesso la stanchezza che la pressione sociale, derivante da decisioni estetiche tenute segrete, crea sul paziente. Per questo motivo, durante la prima visita chiedo al paziente: "Questa decisione la prendete per voi stessi o per qualcuno del vostro ambiente?"

Questa domanda a volte è scomoda; ma la risposta ci dice la vera motivazione. Il paziente che decide per sé stesso è più saldo di fronte ai possibili commenti dell'ambiente. Il paziente che viene con un'aspettativa esterna, anche l'estetica più naturale non lo soddisfa dopo un certo tempo.

Nota clinica:Il giudice del risultato estetico non è il vostro ambiente, ma la serenità che provate guardandovi allo specchio. Un'applicazione che non vi cambia ma vi rilassa, non lascia spazio al "chissà?" dell'ambiente.

La visita non è una sala operatoria; è una sala di conversazione

Nella mia routine clinica, il primo appuntamento non è il "giorno del trattamento". Questo appuntamento è una valutazione dell'intenzione prima della valutazione dell'anatomia. Il paziente racconta, io ascolto; poi il paziente ascolta, io racconto. A volte alla fine di questo appuntamento non pianifichiamo alcun trattamento — viene solo delineato un quadro di un piano e il paziente torna a casa per riflettere.

Questo approccio può sembrare una pratica contraria a quella di molte cliniche oggi. Ma il rimpianto in medicina estetica è il risultato di decisioni affrettate. Un filler, un botox, persino un peeling; l'applicazione richiede secondi, l'effetto mesi. A causa di questa asimmetria, la lentezza stessa è una terapia.

Promemoria:Alla fine del primo appuntamento, il luogo in cui si ha la sensazione che "questo medico potrebbe dirmi di no" è generalmente il luogo in cui si è al sicuro.